Latte, bastano tre bicchieri al giorno per farti male. Ecco le conseguenze per la salute

Adori il latte e proprio non riesci a farne a meno? Contrariamente a quanto si crede, berne (troppo) non fa poi tanto bene alla salute, soprattutto delle donne. Secondo uno studio condotto dall’università di Uppsala in Svezia, le donne che bevono almeno 3 bicchieri di latte al giorno rischiano di morire nei prossimi 20 anni. Il latte non fa nemmeno così bene alle ossa: sempre secondo la ricerca le donne che ne bevono troppo hanno maggiori probabilità di incorrere in fratture.

35881551

«Il responsabile potrebbe essere il galattosio, uno zucchero presente nel latte», afferma uno degli scienziati che ha condotto la ricerca, «l composto darebbe il via una reazione ossidante ed infiammante, quest’ultima in grado di affliggere le ossa e la longevità delle donne».
Il dipartimento per l’agrioltura americano consiglia di assumere 3 bicchieri al giorno di latte, ma in realtà gli studi su cui si basa tale affermazione non sono scientifici, e la ricerca svedese mostra l’esatto opposto.
Ma non tutto è perduto, per avere il giusto apporto di calcio si possono consumare yogurt e formaggi, dove il livello di galattosio è decisamente inferiore e il rischio di malattie ossee e cardiovascolari si riduce drasticamente.

La dieta che promette risultati in 10 giorni: ecco come mangiare in tre fasi diverse

La prova costume è alle porte e numerosi regimi dietetici spopolano sul web facendo proseliti e sostenitori. Tra questi la dieta del supermetabolismo elaborata da Haylie Pomroy, nutrizionista e consulente benessere, promette un fisico scultoreo in dieci giorni e ha conquistato le star di Hollywood. Oltre a distinguere i cibi da assumere e quelli da evitare si articola anche in tre fasi.

1779608_dieta_metabolismo

PRIMA FASE. Per dare la sveglia al metabolismo sono consigliati frutta e verdura. I carboidrati non vanno eliminati, ma è bene evitare grassi e latticini.

SECONDA FASE. La seconda fase punta sulle proteine del pesce, delle carni bianche, dei salumi magri e delle verdure a foglia verde. Anche qui è meglio evitare latticini, grassi, cereali, legumi, frutta e verdura, ad eccezione di cetrioli, pomodori, fagiolini, peperoni, porri, funghi, taccole, melanzane, broccoli, zucchine.

TERZA FASE. Nella terza fase vengono reintegrate le fonti di grassi, come olio d’oliva, avocado, semi di girasole, sesamo e zucca. Tra i consigli dell’autrice c’è quello di cucinare per l’intera settimana cibi da poter surgelare e scongelare a seconda delle esigenze e di evitare i cibi pronti. E’ bene anche evitare di mangiare per stress, ma scegliere il momento giusto anche per carboidrati e dolci.

“L’obesità è contagiosa, come un’infezione”. Batteri possono ‘saltare’ di persona in persona

La maggior parte di noi direbbe che l’obesità è una conseguenza del mangiare troppo, del fare poco esercizio fisico e di una sfortunata combinazione di geni. Ma potrebbe non essere del tutto così.

35650054

Un nuovo studio suggerisce che i microbi del nostro intestino influenzano il modo in cui mettiamo su peso e che possono anche essere ‘trasmessi’ da una persona all’altra, cosa che renderebbe l’obesità una malattia contagiosa alla stregua di altre infezioni.
Per la prima volta, scienziati del Wellcome Trust Sanger Institute hanno dimostrato che un terzo delle spore prodotte dai batteri intestinali umani (ne sono stati studiati ben 130 di diverso tipo) può sopravvivere all’aria aperta. Questo implica che le persone entrino in contatto con queste spore, che possono diffondersi, appunto, per via aerea.

Questo non vuol dire che se una persona obesa starnutisce su di voi ingrasserete, avvertono gli esperti, il cui lavoro è stato pubblicato su ‘Nature’. Ma basandosi anche su precedenti studi, affermano che c’è un legame fra il corredo genetico dei batteri intestinali di una persona e il suo peso, e che se questi batteri possono sopravvivere all’esterno del corpo come dimostrano i nuovi dati, allora il nostro sistema interno potrebbe essere influenzato, ad esempio, dai familiari o dagli amici più stretti. In pratica, la ricerca non afferma che le spore ‘saltano’ di persona in persona, suggerisce solo che ne hanno le potenzialità.

Azienda americana paga i dipendenti per dormire: 25 dollari a notte

Una compagnia assicurativa americana specializzata in polizze sanitarie ha deciso che per ottimizzare la produttività dei suoi sottoposti doveva incentivarli a dormire di più. L’Aetna paga i dipendenti affinché riposino almeno 7 ore a notte, il minimo sindacale per assicurarsi una performance diurna soddisfacente.

35434854

“Se sono in grado di dimostrare che dormono 7 ore o più per 20 notti – ha spiegato il Ceo durante il talk show ‘Squawk Box’ della Cnbc, illustrando la sua ricetta che ora rimbalza sui media internazionali – daremo loro 25 dollari in più a notte: fino a 500 dollari in più all’anno” per chi infilerà una serie completa di 20 notti virtuose.

Il manager ritiene infatti che vi sia un legame diretto fra il sonno dei dipendenti, la loro produttività e i profitti della impresa per la quale lavorano. A ispirarlo è stato uno studio della Duke University, secondo cui nelle aziende che investono in programmi di benessere e consapevolezza, la produttività degli impiegati aumenta di 69 minuti al mese.
Insonnia, riposo disturbato o troppo breve rappresentano in effetti un’emergenza in crescita nella società moderna, con rischi di salute documentati da una liste sempre più lunga di studi scientifici. E il tempo dedicato a Morfeo si è ridotto anche in Italia. “Oggi si dorme un’ora in meno rispetto a 10 anni fa. Siamo a meno di 7 ore in media nella popolazione generale”, riferiva Luigi Ferini Strambi,direttore del Centro di medicina del sonno dell’Irccs San Raffaele Turro di Milano e presidente dell’Associazione mondiale di medicina del sonno (Wasm), in un’intervista all’AdnKronos Salute in occasione del World Sleep Day del 18 marzo.

Sonnolenza diurna e ridotte capacità di concentrazione a casa, sul lavoro e al volante, ma anche stress, malattie cardiovascolari, metaboliche e dell’umore. Le minacce per chi ruba tempo ai sogni sono numerose, ammoniscono i medici, e correggere le cattive abitudini può contribuire a dribblarle. In termini di salute, insomma, dormire il ‘sonno del giusto’ paga anche se non si lavora per Mark Bertolini.