Zika, nata la prima bimba con microcefalia. “Ha problemi intestinali e visivi”

Una donna di 31 anni potrebbe aver dato alla luce la prima bimba affetta da patologie legate al virus Zika: microcefalia con problemi intestinali e visivi. È accaduto nel New Jersey, Usa.

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Come riporta Fox News Latino, la neomamma, che vive in Honduras, avrebbe avuto alcuni sintomi durante la gravidanza. Sintomi probabilmente sottovalutati dai medici honduregni.
Lo scorso dicembre la donna aveva avuto un’eruzione cutanea e uno stato febbrile, entrambi sintomi di Zika. Ma il medico l’aveva rassicurata. Poi si è fatta visitare da un altro specialista ed è stata diagnostica la Zika, probabilmente contratta da una zanzara.
La neomma ha deciso di farsi curare negli Usa, entrando con un visto di 33 giorni. Non è chiaro a che punto della gravidanza fosse. E a Hackensack, in New Jersey ha dato alla luce con taglio cesareo la bimba.

“Sono allergica alla vita”, 20enne vive nella sua cameretta da 8 anni a causa della malattia

Da 8 anni è costretta a vivere rintanata nella sua cameretta dopo aver scoperto, all’età di 12 anni, di essere allergica a tutto. Ashley Fisher oggi ha 20 anni ed è stata definita “allergica alla vita”.

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La giovane, come racconta il Daily Mail, è sottoposta continuamente al rischio di uno choc anafilattico che potrebbe ucciderla. L’odore dei cibi, cambiamenti climatici, Ashley è letteralmente allergica a tutto, mangia solo 4 cibi (gli unici che non le fanno allergia) per questo è debilitata ma non può assumere farmaci, perché a loro volta potrebberlo ucciderla. Dopo anni di analisi, alla 20enne è stata diagnosticata una rara forma di disturbo di attivazione dei mastociti, una condizione in cui troppi mastociti si riuniscono in tessuti del corpo e scambiano sostanze innocue. La diagnosi ha permesso alla ragazza di potersi curare e i medici credono che potrà tornare a una vita quasi normale.

Sfigurata dopo l’incidente e vittima dei bulli, anni dopo si prende la sua rivincita

Quando aveva appena 11 anni fu vittima di un tremendo incidente stradale: l’auto su cui viaggiava insieme alla sorella maggiore e alla cugina finì fuori strada e si schiantò contro un albero. Quel giorno avvenne il primo miracolo nella vita di Chloe Thomson, che sopravvisse dopo essere stata ricoverata d’urgenza e dopo che i medici comunicarono alla madre di prepararsi al peggio.

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La ragazza, otto anni fa, subì traumi e fratture in tutto il corpo, volto compreso. I medici, per curare ogni lesione, dovettero rimuovere la pelle del viso e ricostruirlo interamente. Seguì un lunghissimo periodo di riabilitazione, durante il quale Chloe riuscì a tornare a parlare con la famiglia ma senza tuttavia ritrovare il sorriso.

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I segni dell’incidente e dell’intervento chirurgico, infatti, rimasero sul volto e sul corpo di Chloe per anni. E certe cose, nell’adolescenza, possono significare una condanna: la ragazza fu addirittura vittima di bulli senza cuore, e per un lungo periodo di tempo rifiutò perfino di uscire di casa.

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Oggi Chloe ha 19 anni, sta bene, è una ragazza bellissima e di quell’incidente è rimasto solo il lontano ricordo. Lo riporta Metro.co.uk. E ora non ha problemi a raccontare il suo passato: «Quando l’ho reso pubblico, non sono riuscita a non piangere. Ma ora non mi fa più male, mi sento liberata di un peso enorme».

Il marito è sterile, lei resta incinta. A Padova gridano al “miracolo di S. Antonio”

Non c’è solo la guarigione, inspiegabile anche a detta dei medici, di Kairyn. Di miracolo potrebbe essercene pure un altro, verificatosi a poco tempo di distanza da quello che ha avuto per protagonista la neonata veronese. In Basilica, infatti, si è fatta viva una coppia che ha presentato il suo caso, con tanto di documentazione medica allegata, con una conclusione che ha dal prodigioso.

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In pratica il marito, alla luce dei referti che accertavano la sua assoluta impossibilità di procreare, si è affidato al Taumaturgo: i coniugi hanno avuto un bambino. Lo hanno chiamato Giovanni.
La vicenda è iniziata a gennaio dello scorso anno, quando l’uomo, come lui stesso ha riferito a padre Enzo Poiana, è andato a visitarsi perché la moglie non riusciva a rimanere incinta. La donna si era a sua volta sottoposta a tantissimi esami, ma era sempre risultato che non aveva problemi. Il motivo dell’infertilità è invece emerso chiaramente dai referti del consorte: sterilità assoluta, senza nessuna possibilità, neppure la più remota, di procreare.
I due, a questo punto, hanno pensato all’adozione, decidendo, però, di fare prima un percorso di consolidamento di coppia: erano credenti, ma non frequentavano più di tanto le chiese. E così hanno iniziato ad andare nella Basilica del Santo. Un giorno l’uomo ha deciso di confessarsi a padre Francesco Ruffato. Marito e moglie hanno seguito i suoi suggerimenti e ricevuto la benedizione assieme alle altre coppie sterili e hanno chiesto la grazia di poter diventare genitori.
Nei giorni successivi sono andati a Roma con l’intenzione di vedere pure Papa Francesco. Quando sono tornati, nella cassetta delle lettere hanno trovato l’agenda del Messaggero e un’immagine di Antonio, che hanno riposto in un cassetto. Qualche giorno dopo la donna ha scoperto di essere incinta. «Non ci credevano – racconta padre Poiana – Il test di gravidanza li ha visti felicissimi. Hanno subito avuto la certezza che fosse stato Sant’Antonio a mandargli il bambino e che poi, per far capire che l’intercessione era stata sua, e non del santo Padre, gli aveva fatto trovare nella cassetta postale il suo santino… Qualche settimana fa è nato Giovanni e adesso verranno in Basilica con quel piccolo che hanno tanto atteso e che ormai non speravano più di avere».
A introdurre la consuetudine di celebrare una messa per le coppie sterili, e per quelle che già attendono un bebè, era stato proprio padre Poiana, poco dopo il suo insediamento. «Con tanti sposi che arrivano speranzosi da tutta Italia, è sempre un momento molto commovente – annota -. Come lo è stato domenica per il battesimo di Kayrin, davanti a un migliaio di persone che hanno applaudito questa bellissima bambina guarita da una malformazione e nata sana grazie a Sant’Antonio».