“L’obesità è contagiosa, come un’infezione”. Batteri possono ‘saltare’ di persona in persona

La maggior parte di noi direbbe che l’obesità è una conseguenza del mangiare troppo, del fare poco esercizio fisico e di una sfortunata combinazione di geni. Ma potrebbe non essere del tutto così.

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Un nuovo studio suggerisce che i microbi del nostro intestino influenzano il modo in cui mettiamo su peso e che possono anche essere ‘trasmessi’ da una persona all’altra, cosa che renderebbe l’obesità una malattia contagiosa alla stregua di altre infezioni.
Per la prima volta, scienziati del Wellcome Trust Sanger Institute hanno dimostrato che un terzo delle spore prodotte dai batteri intestinali umani (ne sono stati studiati ben 130 di diverso tipo) può sopravvivere all’aria aperta. Questo implica che le persone entrino in contatto con queste spore, che possono diffondersi, appunto, per via aerea.

Questo non vuol dire che se una persona obesa starnutisce su di voi ingrasserete, avvertono gli esperti, il cui lavoro è stato pubblicato su ‘Nature’. Ma basandosi anche su precedenti studi, affermano che c’è un legame fra il corredo genetico dei batteri intestinali di una persona e il suo peso, e che se questi batteri possono sopravvivere all’esterno del corpo come dimostrano i nuovi dati, allora il nostro sistema interno potrebbe essere influenzato, ad esempio, dai familiari o dagli amici più stretti. In pratica, la ricerca non afferma che le spore ‘saltano’ di persona in persona, suggerisce solo che ne hanno le potenzialità.

Hail un fisico a pera o a mela? In base alla conformazione potresti vivere più a lungo

Fianchi larghi e spalle strette? La fisicità a pera non è sempre amata dalle donne eppure potrebbe salvare loro la vita. Un nuovo studio dell’Intermountain Medical Center Heart Insitute di Salt Lake City e del John Hopkins Hospital di Baltimora fornisce nuove prove alla tesi che sia meglio avere un fisico a forma di pera – con il peso intorno ai fianchi – che a mela, ovvero con l’adipe intorno all’addome.

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I ricercatori hanno infatti scoperto che l’obesità addominale – tipica di chi ha un corpo a forma di mela – è un forte predittore di malattia cardiaca grave nei pazienti con diabete di tipo 1 o di tipo 2, e senza sintomi di cardiopatia.
Avere un fisico ‘a mela’ è già stato associato con la sindrome metabolica, ma questo nuovo studio ha trovato che la circonferenza della vita è anche una forte spia del rischio di altri problemi, come la disfunzione ventricolare nei pazienti. La sindrome metabolica è spesso accompagnata da un eccesso di grasso intorno all’addome.
Il team ha studiato 200 uomini e donne diabetiche che non avevano ancora segni di malattia coronarica. Ebbene, anche indipendentemente dall’indice di massa corporea, l’obesità addominale è risultata fortemente associata con la disfunzione ventricolare sinistra, una comune causa di malattie cardiache. I risultati sono stati descritti all’American College of Cardiology Scientific Session a Chicago.
Questo studio “conferma che avere un corpo a forma di mela può portare a malattie cardiache, e che ridurre il girovita è in grado allo stesso tempo di ridurre i rischi”, dice Brent Muhlestein, autore dello studio. “Abbiamo scoperto che la circonferenza della vita sembra essere un forte predittore di disfunzione ventricolare sinistra, più del peso corporeo totale o dell’indice di massa corporea”, spiega Boaz D. Rosen del Johns Hopkins. In ogni caso, concludono gli autori, sono necessari ulteriori studi per verificare questi risultati.

Sfigurata dopo l’incidente e vittima dei bulli, anni dopo si prende la sua rivincita

Quando aveva appena 11 anni fu vittima di un tremendo incidente stradale: l’auto su cui viaggiava insieme alla sorella maggiore e alla cugina finì fuori strada e si schiantò contro un albero. Quel giorno avvenne il primo miracolo nella vita di Chloe Thomson, che sopravvisse dopo essere stata ricoverata d’urgenza e dopo che i medici comunicarono alla madre di prepararsi al peggio.

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La ragazza, otto anni fa, subì traumi e fratture in tutto il corpo, volto compreso. I medici, per curare ogni lesione, dovettero rimuovere la pelle del viso e ricostruirlo interamente. Seguì un lunghissimo periodo di riabilitazione, durante il quale Chloe riuscì a tornare a parlare con la famiglia ma senza tuttavia ritrovare il sorriso.

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I segni dell’incidente e dell’intervento chirurgico, infatti, rimasero sul volto e sul corpo di Chloe per anni. E certe cose, nell’adolescenza, possono significare una condanna: la ragazza fu addirittura vittima di bulli senza cuore, e per un lungo periodo di tempo rifiutò perfino di uscire di casa.

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Oggi Chloe ha 19 anni, sta bene, è una ragazza bellissima e di quell’incidente è rimasto solo il lontano ricordo. Lo riporta Metro.co.uk. E ora non ha problemi a raccontare il suo passato: «Quando l’ho reso pubblico, non sono riuscita a non piangere. Ma ora non mi fa più male, mi sento liberata di un peso enorme».

Perché non si dovrebbe mai costringere i bambini a baciare o abbracciare qualcuno

Con le feste, capita spesso che tutte le famiglie si riuniscano. E a chi non è mai successo di vedere dei bambini riluttanti a baciare ed abbracciare i parenti?
Non si tratta di capricci, e non importa se la nonna è molto anziana e ha un aspetto che può spaventare i più piccoli. Gli psicopedagoghi di tutto il mondo suggeriscono di lasciare al bambino una totale autonomia di fare quello che preferisce con il proprio corpo.

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E pazienza se il piccolo nega un gesto d’affetto ad un familiare.
Quando noi costringiamo un bambino a compiere un atto fisico come dare un bacio o un abbraccio, di fatto imponiamo una certa autorità sul suo corpo, ma è la singola persona a dover disporne come meglio crede. Lasciare questa libertà al bambino è essenziale per il suo sviluppo e per la sua crescita: come suggeriscono molti psicoterapeuti dell’età infantile, la maggior parte degli abusi sui bimbi avviene in famiglia grazie all’autorità che un parente può avere sui più piccoli.
Per questo motivo alcuni genitori canadesi, insieme ad un team di psicopedagoghi, hanno diffuso tre semplici regole da seguire per permettere ai bambini di avere piena libertà decisionale sul proprio corpo. Ecco quali:
1) Lasciare ai bambini la scelta di baciare e/o abbracciare un parente. Se il bambino non vuole, non importa.
2) Offrire alternative di saluto verso i parenti, come ad esempio dare il cinque ad uno zio o fare un cenno con la mano.
3) Spiegare tutto alla famiglia: “Stiamo insegnando ai nostri figli ad avere piena libertà decisionale sul proprio corpo, vi ringraziamo di rispettare il loro volere”.